Naturalmente Sara

Benvenuto/a nella mia pagina dedicata al mondo dei fiori!

Mi chiamo Sara e sono una naturopata. Quello di cui mi occupo è aiutare le persone a prendersi cura di sé e a restare in forma, affinché possano condurre uno stile di vita sano ed equilibrato, nel rispetto dei ritmi naturali.

Supporto le persone nel ripristinare l’equilibrio psico-fisico ed energetico, attenuando stress e problemi di lieve entità.

Utilizzo tecniche naturopatiche, prendendo in considerazione tutti gli aspetti della persona: corpo, mente ed emozioni.

Prendersi cura di sé è importante, occorrono costanza, determinazione e molto amore. Tutto questo lo si fa per vivere una vita in salute e nella piena realizzazione.

“Non raccogli ciò che semini, ma raccogli ciò che curi” (Cit. Chearles Monroe Schulz)

Ho realizzato questo spazio per l’interesse e l’amore che ho per il regno vegetale e per il significato simbolico che l’essere umano gli ha attribuito nella storia.

Insieme faremo questo viaggio nel mondo degli alberi, delle piante e dei fiori. Conosceremo la loro storia, il loro significato simbolico, le loro caratteristiche, le curiosità e le leggende.

Piante e fiori: simbologia e leggende

L’uomo ha sempre avuto un legame molto forte con la natura utilizzando piante, erbe e fiori sia come rimedi naturali, sia per le celebrazioni. Inoltre, è stato attribuito a questi elementi del regno vegetale un linguaggio simbolico: dalla natura nasce un messaggio semplice e spontaneo, mai dichiarato esplicitamente, colto in base allo stato d’animo di chi lo riceve e mai univoco, ma che comprende svariati significati.

Osservando un fiore, si possono cogliere segni e simboli associati alle sue particolari caratteristiche.

Iniziamo il nostro viaggio parlando della Primula, un fiore a me molto caro, perché con esso si apre la stagione che amo di più: la primavera.

Primula

La primula è una pianta della famiglia delle Primulaceae. Il suo nome deriva dal latino “primus” e sta ad indicare il suo fiorire precoce dopo lo sciogliersi della neve.

È diffusa in Europa, sboccia per prima quando inizia a diminuire il freddo, in Febbraio e Marzo. È una pianta piccola e graziosa dal colore giallo pulcino, ma la si può trovare anche di altri colori e ha un dolce profumo. Si trova in luoghi ombrosi, lungo i ruscelli, nei boschi e ama i prati asciutti.

Era ritenuta nell’antichità carica di forze naturali proprio per il suo essere la prima a “rinascere” dalla terra a fine inverno. Era quindi protagonista nelle preparazioni magiche e nei riti apotropaici.

Vista la sua comparsa in primavera, a livello simbolico questo fiore rappresenta la giovinezza, la baldanza giovanile e l’infanzia.

“La primula è vento di primavera. È caldo che scaccia il freddo. È Natura che vince sul ghiaccio, tepore che si risveglia e invita a uscire all’aperto. È vita nascosta tra gli alberi, sotto una coltre di neve che spinge per uscire allo scoperto. È bocciolo giallo che si schiude ai primi, timidi, raggi del sole. Voglia di vivere. Ma primula è anche delicatezza, è dolcezza spirituale, è fiore di campo. È bellezza d’animo, nitida, nascosta dietro i petali; è sensibilità, amore per la Natura e per gli altri.” (Roberto Pagnanelli)

Tarassaco

Il tarassaco è un’erba che si può trovare lungo i viottoli di campagna, nei prati, in zone incolte e nei pascoli. La si può riconoscere dalle grosse dentature della rosetta di foglie basali, infatti viene anche chiamato “Dente di Leone”, da dove poi si diramano dei fusti cavi che contengono una specie di lattice. Al loro apice, un bel capolino giallo dorato da cui, quando giunge a maturazione, compare un grosso pappo bianco che anche con una lieve brezza sparge i suoi acheni.

Le foglie possono essere colte e mangiate a fine inverno ed essere aggiunte alle insalate ed oltre alle foglie si possono mettere insieme anche i fiori.

Questa pianta ha una valenza divinatoria, infatti per poter conoscere il proprio destino si soffia nei piumini del fiore dopo aver espresso un desiderio, che si avvererà se si staccano e volano tutti. Viene associata alle due affermazioni “Mi vuoi bene – Mi Vuoi male”.

Può voler anche significare a livello simbolico un illusione fallace, visto il dissolversi con un semplice soffio del grosso pappo.

Viene chiamato con altri nomi quali ad esempio Piscialetto (per le proprietà diuretiche delle foglie), testa di frate, lattuga selvatica, bugia, macerone, etc…

Il soffione rappresenta la metafora della vita: per fiorire bisogna intraprendere un lungo viaggio.
(Fabrizio Caramagna)

Non ti scordar di me

La Myosotis sylvatica è una pianta della famiglia delle Borraginacee che noi tutti conosciamo con il nome di “Non ti scordar di me”. Il suo nome Myosotis deriva dal greco e significa “orecchio di topo”, difatti la forma delle foglie assomiglia proprio alle orecchie di questo roditore.

Ha un fusto strisciante, fiori celesti, che possono essere a volte rosei o bianchi ed è inoltre un’erba perenne. La si trova lungo i fossi, nei prati e nei pascoli, ad una certa altezza. I suoi fiori sbocciano ad aprile e ad agosto.

A livello simbolico questa pianta rappresenta il legame con la memoria, un ricordo persistente, ma può anche voler significare amore vero, amore che non muore.

LEGGENDA

La denominazione di questo fiore è associata, secondo la tradizione, ad una leggenda germanica, dove mentre Dio stava dando il nome alle piante, una piantina, a cui non era ancora stato dato, gridò “Non ti scordar di me, Dio!”. A queste parole Dio disse: “Ecco, quello sarà il tuo nome!”

Rosa

È una pianta a foglia caduca di cui ve ne sono molte specie spontanee diffuse in tutto l’emisfero boreale, mentre invece l’emisfero australe ne è privo. Ce ne sono infinite varietà, sia coltivate che ibridate e hanno tutte il caratteristico fiore a cinque petali che può avere colori diversi a seconda del tipo.

Si presentano come arbusti eretti, di varia altezza, in alcuni casi ricadenti e ricoperti di spine, presenti anche sulle foglie.

La rosa è sempre stata presente nelle feste religiose o in quelle civili come massimo tributo di affetto e onore. Infatti è molto coltivata, amata e protetta.

È sia un fiore nobile che semplice: può essere utilizzato per ornare il tabernacolo lungo la strada, o la sala lussuosa.

La rosa è stata presa molto in considerazione nella storia, nei momenti importanti dell’esistenza, nella poesia, nelle arti, nella letteratura, nell’araldica e nel mondo religioso. È stata spesso usata nelle metafore poetiche per fare riferimento alla donna giovane e bella, nel momento in cui inizia a manifestarsi la sua bellezza.

Il significato simbolico generico è quello di amore e passione, che poi varia con il cambiare del suo colore: la rosa bianca è simbolo di purezza, quella gialla significa infedeltà, la rosa rosso scuro vuol dire bellezza inconsapevole, se invece è appassita significa disgrazia.

Quando un ragazzo dice ad una ragazza con una rosa tra i capelli “Che bel fiore!” in realtà vuole dire che la ama segretamente.

Oltre alla sua bellezza, bisogna ricordarsi che la rosa possiede un altro elemento da tenere in considerazione, ovvero le spine. Ha quindi un’ambivalente significato: bellezza e dolore, fascino e ferita, splendore e sangue.

Questo fiore possiede 5 petali che vogliono rappresentare la mano protesa, che può attrarre o ferire, dare una carezza o aggredire.

LEGGENDA

Il sangue di Venere

Venere si trovava in un roseto al momento della morte di Adone e nella fretta che ebbe nel soccorrerlo, una spina le si conficcò nel piede. Nel toglierla, il suo sangue sprizzò sulle rose, che da bianche quali erano, divennero rosse e da quel momento in poi così restarono.

Iperico

L’iperico (in latino Hypericum perforatum) appartiene alla famiglia delle Ipericacee, È originario dell’arcipelago britannico, è oggi diffuso dalle Alpi agli Appennini di tutta Italia. Lo si può trovare nei boschi radi, soprattutto nelle zone soleggiate, lungo le strade e i sentieri, sugli argini dei canali.

È una pianta erbacea, con un corto rizoma da cui nascono dei fusti alti dai 30 ai 60 centimetri. Le viene associata la parola Perforatum, perché se si osservano le foglie in contro luce sembra che siano perforate, per via di pori molto piccoli che contengono ipericina, una sostanza dal colore rosso.

Il nome Hypericum può essere suddiviso in Hyper che significa “sopra” e Eikon che significa “immagine” o “fantasma” da ciò ne potrebbe significare che si è “al di sopra”, ovvero immuni o protetti dalla magia nera e dalle apparizioni.

A livello simbolico il termine “Perforatum” rappresenta il corpo di Cristo flagellato, per via dei fori che sono stati paragonati alle ferite. Viene chiamata infatti anche la “pianta della flagellazione”.

Un altro soprannome dato all’Iperico è quello di “Erba di San Giovanni” per via dei suoi bellissimi fiori gialli che fioriscono nel periodo della festa di San Giovanni, il 24 giugno, dove viene, come da tradizione, raccolto.

Il colore giallo ricorda il Sole, infatti simbolicamente era ritenuto un “portatore di luce”, anche perché il suo tempo balsamico combacia con il giorno del Solstizio d’Estate, che è il più lungo dell’anno, dove la luce domina sull’oscurità.

In questo periodo dell’anno era tradizione che le streghe si radunassero per compiere i loro sortilegi; si preparavano infusi con questa pianta e si attaccava alle porte e alle finestre per proteggersi dagli influssi maligni.

Sempre nel Solstizio d’Estate, veniva poi raccolto nella notte e bruciato per augurare buona fortuna, tenere lontana la malasorte, per la purificazione della campagna e per tenere lontano il malocchio e le fate, veniva infatti nominato anche “scaccia diavoli”.

Per questa sua funzione di allontanare gli spiriti maligni, era perfetto come antidepressivo, questo perché si pensava che la malinconia e la tristezza fossero portate dai demoni. Veniva considerato un “portatore di luce” anche in questo caso, perché era come se catturasse la vitalità dai raggi solari e la portasse “dentro” le persone più bisognose.

Ontano

L’Ontano lo si può trovare vicino alle zone umide, al margine degli stagni o lungo fiumi e torrenti dove viene piantato di solito per contenere le frane. In passato, la sua corteccia, ricca di tannino, era utilizzata per conciare le pelli.

Può raggiungere i 15-30 metri di altezza e anche di più, ma di solito veniva tagliato quando ancora giovane perché non dando ne frutti, ne legno pregiato, veniva utilizzato per la produzione di carta

Fin dall’antichità è stato oggetto di molte superstizioni e credenze, era considerato inoltre un albero molto aperto alle emissioni magnetiche e alle forze misteriose, infatti doveva essere trattato con molto riguardo. Il suo legno era utilizzato per creare talismani, amuleti, verghe magiche e bacchette per rabdomanti.

Ci possono essere due tipi di Ontano:

Ontano Bianco. È il più comune dalle nostre parti e cresce in terreni poveri, permettendo la vita ad altri tipi di piante. Fa parte delle piante definite “calendariali”, questo perché ha la particolare caratteristica di avere le foglie di due colori (la parte sopra verde e quella sotto grigia) che durante il giorno del Solstizio d’Estate si girano per segnalare l’inizio della bella stagione.

Ontano nero. Dell’Ontano nero si credeva fosse abitato da spiriti maligni per via della sua corteccia: quando questa viene tagliata assume un colore aranciato, sanguigno, quasi come se l’albero appunto sanguinasse.

L’Ontano veniva chiamato con vari nomi, per via degli oggetti che si potevano ricavare dal suo legno: l’albero delle streghe, perché da esso (visto che con la stagionatura diventa giallo) si facevano i manici di scopa, i veicoli con cui le streghe volavano ai sabba, oppure veniva chiamato l’albero dei maghi perché, come già scritto, da esso si ricavavano talismani, amuleti, etc…
Un altro nome era l’albero degli zoccoli, perché serviva per fare gli zoccoli dei contadini.

Veniva chiamato anche l’albero del vento perché le foglie “cantano” nelle giornate ventose.

Poesia

Vecchi ontani (di Arturo Graf 1848-1913)

Ai vecchi ontani il vento,
Ghignando, urlando, narra
Non so che storia lugubre e bizzarra,
Non so che storia d’ira e di spavento.
Tremanti di paura,
Sotto il gel che li allaccia,
I vecchi ontani al cielo ergon le braccia
Gemendo a gara nella notte oscura.